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Passio Sancti Antiochi Martyris

Fra i beni custoditi presso l’Archivio Storico Diocesano di Iglesias emerge per importanza il testo della Passio Sancti Antiochi Martyris. Si tratta della fedele trascrizione di un manoscritto risalente al XIII secolo oggi perduto, che ci permette di conoscere il testo della Passione e della antica Liturgia con cui la chiesa diocesana/iglesiente pregava nell’Ufficio della festa di s. Antioco martire, patrono della Diocesi.
La trascrizione dell’antico manoscritto membranaceo fu voluta dall’arcivescovo di Cagliari e vescovo di Iglesias Francisco De Esquivel il 6 marzo del 1621. L’intento era quello di conservare un oggetto sacro e un importante documento il cui valore accrebbe con il ritrovamento delle reliquie del santo avvenuto sei anni prima. Oltre a conservare il racconto della vita del santo e l’Ufficio a lui dedicato, il manoscritto forniva l’indicazione del luogo della sua sepoltura per come era stata individuata dai molti testimoni del ritrovamento.
Del perduto manoscritto, generalmente datato al XIII-XIV secolo, che sulla base della scrittura è stato retrodatato al XII secolo*, non si hanno ulteriori notizie, se non quelle contenute nel documento di autentica che accompagna l’apografo conservato presso l’Archivio Capitolare. L’affidabilità della copia è data dai signa dei notai che furono presenti alla trascrizione del testo, i quali ne attestano autenticità, correttezza, luogo e tempo nel quale il manoscritto fu prodotto.
Vista la sua straordinaria importanza, l’apografo rimase gelosamente custodito presso la cattedrale di Iglesias ed è giunto fino a noi assieme alla documentazione prodotta dal Capitolo della medesima città. Alcuni indizi, però, fanno pensare che in momenti diversi, abbia lasciato la città e anche l’isola. La notizia è contenuta nelle note manoscritte – una in latino e l’altra in castigliano – leggibili, anche se con qualche difficoltà, sulla coperta cartacea; entrambe indicano la presenza a Roma del manoscritto a metà del XVIII secolo al seguito di tale Raimondo Pes Mameli.
A questa notizia si può aggiungere che presso la Biblioteca Apostolica Vaticana sono conservati due manoscritti che contengono a loro volta la Passio di Antioco: un Codice Vaticano Latino e un Codice Barberiniano Latino. Il secondo, che pure presenta caratteristiche tali da poter essere considerato copia dell’apografo iglesiente, risulta però come il primo ascrivibile al XVI-XVII secolo, dandoci notizia che i contatti fra la Diocesi di Iglesias e il Vaticano in merito alla Passio di Antioco siano ben precedenti alla metà del Settecento. La vicenda si arricchisce di ulteriori, interessanti dettagli, che emergono dall’analisi del primo manoscritto romano. Informandoci del fatto che il testo da cui si copiava comprendeva anche le vite delle sante Caterina, Chiara e Maddalena, mette in relazione il codice vaticano latino con il perduto antigrafo iglesiente, nel quale la presenza delle vite delle tre sante è confermata dal documento che riporta le testimonianze di coloro che erano presenti al ritrovamento delle reliquie.
Rende ulteriormente interessante e singolare in ambito sardo il manoscritto la presenza di un contenuto musicale che arricchisce e sostanzia i testi a commento delle vicende narrate nelle Lectiones divenendo esso stesso parte integrante dell’Ufficio e dunque preghiera cantata.
Questa specifica parte di “preghiera speciale” comprende, tra inni, antifone, responsori e canti della Messa, 33 brani musicali più 3 versicoli. La scrittura neumatica utilizzata nel manoscritto è ascrivibile al repertorio gregoriano in uso nella Toscana del XII secolo; ciò è dipeso dal fatto che la Sardegna e in particolare il Giudicato di Cagliari avevano stretti rapporti con Pisa la quale, sotto il papato di Urbano II ottenne la legazia sulla Sardegna.
Tuttavia la lettura e la trascrizione di tali melodie presenta serie difficoltà dovute ai probabili errori di trascrizione a carico del copista secentesco, il cui scopo non era verosimilmente quello di trasmettere le “partiture” dell’Ufficio del santo ma di tramandare sentimenti di fede e il modo di pregare di una intera comunità di fedeli. È in fatti evidente che la Passio, come indicato dagli studiosi**, assuma un altro e più alto significato, da ricercare nel valore simbolico del quale veniva investito ma certamente non è ne venne mai considerato un libro di musica.

[Le notizie sono tratte da: Libro Officij Sancti Antiochi Prothomartiris sulcitanen(sis). Ufficio liturgico e Passio di Sant’Antioco Martire Sulcitano del 1621, Grafiche Ghiani 2015, con i contributi di C. Melis, L’apografo iglesiente del 1621: aspetti codicologici e breve storia, A. Piras, Aspetti linguistici e letterari della Passio Antiochi, L.P. Delogu, Alcune osservazioni di carattere musicale sui canti dell’ufficiatura di s. Antioco]

*Dall’analisi della scrittura del codice Giampaolo Mele ritiene che esso risalga al XII secolo (cfr. G. Mele, “Note storiche e paleografiche sui libri liturgici nella Sardegna medioevale”, in Sardegna, Mediterraneo e Atlantico tra Medioevo ed Età moderna. Studi storici in memoria di Alberto Boscolo, I, a cura di L. D’Arienzo, Roma 1993, p. 167.

**Cfr. G. Baroffio, “I libri liturgici musicali, con particolare attenzione ai codici italiani”, in Il libro di Musica, a cura di C. Fiore, Palermo, L’Epos, 2007, pp. 21-41.