Quasi duecento chilometri separano il luogo di origine di Mons. Satta da Iglesias, della cui Diocesi egli divenne Vescovo dopo ventinove anni dalla professione dei voti.
Dn. Luigi Satta nacque infatti ad Orgosolo il 22 luglio 1708 dal nobile don Francesco Satta e da Donna Dorotea Alquença, e ad Orgosolo, nella parrocchia di San Pietro, fu battezzato il 25 dello stesso mese.
Fu ordinato sacerdote all’età di 26 anni il 10 aprile 1734, dopo aver studiato nel Seminario di Cagliari e conseguito la laurea in teologia. Nominato Canonico del titolo di Sant’Agostino della Cattedrale di Alghero, fu pievano della parrocchia di Nuoro dal 1742 fino alla sua nomina a Vescovo di Iglesias, decisa da Papa Clemente XIII con Bolla del 26 settembre 1763. Fu consacrato l’8 gennaio 1764, e resse la diocesi sulcitana-ecclesiense fino al giorno della sua morte, avvenuta il 16 aprile 1772, Giovedì Santo, à las sinco por las seis de la tarde, a 64 anni di età.
Il cadavere fu posto su un sontuoso tumulo in casa del Vescovo, e por el embarasso de las funciones de la Semana Santa y Pasquales fu necessario rimandare il seppellimento, che fu praticato il 21 aprile, martedì dopo Pasqua. A vegliare il defunto provvedettero i Cappuccini e i Domenicani che recitarono los oficios secondo il cerimoniale. Il Capitolo, così come per l’ingresso in Diocesi, aveva deciso un particolare cerimoniale per i funerali: quello di portare processionalmente il corpo del Vescovo fino alla Porta San Sebastiano, attraverso la quale era entrato in città, girare per via Castello, passando poi per la via de Caballeros (attuale via Cavour) andare alla Chiesa del Collegio, a quella di Santa Lucia e di San Francesco per poi tornare alla Cattedrale. Ma il tempo molto piovoso impedì il lungo giro, per cui dopo essere passati al Collegio e a Santa Lucia, dove vennero cantati i responsori, tornarono, per la via Porru (l’attuale Via Satta), alla Cattedrale, dove il cadavere fu posto su un tavolo coperto da tappeto nero, ed il coro cantò la terza assoluzione. Posto poi su un alto tumulo, dall’Arciprete don Michele Pes venne celebrata la messa pontificale cantata, finita la quale vennero predicate le lodi del defunto dal Reverendo Antioco Serra della Compagnia di Gesù. Al termine il Capitolo si mise in cerchio attorno al tumulo, mentre il coro cantava l’ultima assoluzione. Il cadavere, vestito con gli abiti pontificali, deposto in un baule, non essendovi tomba decente per i vescovi, venne sepolto nella parete destra entrando della cappella di Sant’Antioco. Alle esequie presenziarono il Capitano di Giustizia Joseph Maria Lay, la Città coi suoi Consiglieri, tutta la nobiltà, gli avvocati, i medici e tutti i patentati regi.
Monsignor Satta fu vescovo illustre per dottrina e zelo, come confermato dalla lettera che i Consiglieri d’Iglesias scrissero al Viceré il 20 aprile 1772 per comunicargli il decesso del prelato, lettera nella quale dicono di non avere dubbi che per la sua vita giusta, i buoni atteggiamenti, i santi esempi manifestati al popolo estara gosando dela eterna benaventuranza.
Diede inizio alla costruzione del palazzo vescovile che non poté concludere per l’intervenuta morte.
Nell’Archivio di Stato di Torino si conserva la sua relazione del 1765 fatta al Re sullo “Stato e redditi della Diocesi d’Iglesias risguardante anche gli usi, costumi e genio tanto degli Ecclesiastici che Secolari di detta Diocesi” che viene riportata per quanto riguarda il carattere degli abitanti:
“Popolo: Il popolo della città di Iglesias, che fa anime sette milla incirca, è regolarmente di tratto rozzo, e non assuefatto ad usare gli atti esterni proporzionati alle persone. Per il più la gente è pigra, poiché avendo buoni terreni non avanza senza debito il pane per tutto l’anno, contentandosi di quel poco o molto che gli rende il terreno e il bestiame, senza aderirsi, come in altri luoghi del Regno, ad altre fatiche ed industrie per vivere; non meno si vogliono impiegare ne’ travagli manuali per puntiglio, amando più tosto esser travagliati dalla fame e cattare, senza rubare, la carità. Nascono di questa poca industria e pigrizia, tra maritati, le discordie: non rare volte i divorzi e quindi la cattiva educazione de’ figlioli; universalmente la meschinità del Paese, abbondante di forastieri che s’impiegano ne’ travagli sopradetti e sovente si fanno abitanti: dominano l’avarizia, ladroncelleria, oscenità e spergiuri, ciò non ostante sono timidi della Giustizia e pene corporali, ma non si curano molto delle spirituali.
Una gran parte delle gente di campagna vive la maggior parte dell’anno nei Salti attendendo al rispettivo lavoro, e sicome si trovano li uni lontani dagli altri, non v’è chiesa che a tutti sia comoda per sentire la messa ne’ giorni festivi, in conseguenza non tutti possono con frequenza sentire la parola di Dio. Per rimediare in gran parte a questo difetto, risiede in Santadi un Curato quasi tutto l’anno, ed a’ tempi se ne manda un altro a Tratalias, poiché sono i luoghi ove comodamente al possibile suoglionsi congregare a tal caggione e per fare le loro devozioni.
Generalmente non sono gli ecclesiensi solleciti nell’adempire il precetto pasquale, ed i capi di famiglia non curano di opportunamente inviare i loro subalterni a tal effetto. Per ultimo, in un popolo sì numeroso, è di poca considerazione la frequenza de’ Sagramenti, non ostanti le esortazioni ed esibizioni. Luiggi (sic).”
La memoria della restaurazione della Diocesi e del nome del primo Vescovo, è riportata in una lapide marmorea che prima si trovava nel frontone della Cattedrale, all’interno della lunetta sovrastante l’architrave d’ingresso, ed ora è murata nella parete sinistra del cappellone di Sant’Antioco.
Sulcitana Sedes / A primis Ecclesiae saeculis fundata / Anno MDXIII Praesenti Pastore orbata / Hunc sibi post diuturnam spem / Restitutum / Clemente XIII Pontifice Maximo / Carolo Emanuele Sardiniae Rege / Piissima animorum coniunctione / in ejus utilitamem et decus conspirantibus / Summa con cleri populique plausu / laetabunda expicit / et Aloysio Satta Episcopo renunciato / Magnopere gratulatur / Anno MDCCLXIII.
Francesco Cherchi
Il dipinto che ritrae Mons. Luigi Satta si trova all’interno del Palazzo Vescovile, nella galleria che ospita i ritratti dei vescovi.
L’inventario della documentazione prodotta durante il suo Episcopato è consultabile qui.